Dragoide – Plumbeum [SF001]

plumbeum

Dragoide – Plumbeum [SF001]

Artista: Dragoide
Titolo: Plumbeum
Stile: Ambient, Glitch, IDM
Durata: 44 minuti
Luogo: Brescia
Data: Novembre 2007

01. hubble 5:37
02. das_structure 4:42
03. thend 4:56
04. plumbeum 5:44
05. synthesizer 4:50
06. nebula 5:26
07. ghill 3:39
08. creation 4:20
09. ritorno 5:38

 

4 thoughts on “Dragoide – Plumbeum [SF001]

  1. Premetto che scrivo queste parole dopo aver ascoltato il cd almeno 10 volte nel lavorarci per caricarlo su suonofantasma.it e ti dico le mie impressioni mentre lo ririascolto in wav ora in cuffia. Drago, non te le ho dette oggi a voce perchè credo che quello che fai sia molto ben curato nei dettagli, e mi piace notarli con la dovuta calma. Anche dopo aver visto i “trucchi” di come lavori, non posso dire che si sveli niente del tuo lavoro: rimane affascinante e evocativo anche se so come fai certi passaggi, perchè dietro c’è la tua mente e il tuo modo personalissimo di scegliere le note. Se dovessi usare i tuoi stessi programmi con i passaggi che mi hai fatto vedere, sono certo che verrebbero cose diverse, per quanto io spesso cerchi di simulare certe tue cose, e per molti aspetti abbiamo molti gusti simili e un numero sconcertante di tecniche uguali. cazzo come sto complicando la frase, mi sa che mi sono perso. comuuuuunque:

    Hubble apre subito il disco con quell’atmosfera onirica e annebbiata che contrasta perfettamente ad arte con i glitch della batteria. fin dall’inizio ci sento i due estremi del modo di creare musica di Drago: la melodia morbida, crescente, avvolgente, trascinata e composta da vari intrecci; e la batteria frammentatissima, secca, breve, sbriciolata e sabbiosa, che sembra dare lucidità al tutto. Bellissimo il passaggio verso i 4 minuti dove vanno in loop due note alte e cambia il giro di basso. molto bello anche quello che fa il piano che sembra improvvisare, e lo si nota bene in quei passaggi intorno ai 5 minuti quando si abbassano i volumi delle altre intessiture melodiche

    Das structure ha quel suono un po’ sporco che sembra una superficie opaca ma comunque tenue, un colore pastello a matitona sulla carta ruvida. La batteria cambia e ogni volta sembrano segni con una china diversa, il tutto a disegnare un’ottima colonna sonora per un progetto, visto il titolo.

    The end inizia con il tipico giro che ha la nota che non ti aspetti, eppure poi detta la regola che per tutto il resto del brano viene rispettata melodicamente. Bella la pausa a 2:50 tipo vinile stoppato alla quale segue l’apertura totale del brano con il synth che fa le arrampicate scalanti scalette scalate e si ferma poi andando un po’ all’incontrario, poi riprende la timidezza.

    Plumbeum è deliziosa, ha tutta la drammaticità di una colonna sonora. Parte da dove finisce, con un suono alto e abbastanza dissolto da creare un po’ di inquietudine nei punti in cui due note vicine si sovrappongono. La batteria che accentua il ride sui quarti ci sta bene e dà un passo ben scandito al corpo centrale, ma quello che mi fa impazzire è il suono finale, che è lo stesso iniziale, ma con un basso. Quell’accordo o nota o suono, è perfetto.

    synthesizer sounds vol.1 è la mia preferita. Già solamente il suono bassissimo che fa da base prima che entri ancora la batteria mi piace moltissimo, crea già qualcosa di unico. poi la batteria col riverbero su un colpo, poi lo stratificarsi delle altre cose, il basso che entra facendo quel gioco del suono – pausa fill – suono – pausa fill è bellissimo: ogni volta sembra iniziare ma si inciampa, riparte e inciampa. La melodia alta con quella un po’ più bassa e sottotono che le fa da eco si rincorrono in un balletto a la plaid.

    nebula riprende dei toni cupi. mi piace l’arpeggio che sulla quarta battuta non è come sulle altre ma ripete due volte la parte iniziale in up. belli i sospiri subliminali e altra cosa che c’è sempre ma mi ricordo di scrivere solo ora: il pan dx e sx sempre ben azzeccato che dà spazialità.

    ghill prosegue la parte un po’ più claustrofobica con un crescendo interrotto. molto cinematografico, lascia una certa amarezza e preoccupazione, funziona bene a questo punto del disco perchè porta qualcosa di indescrivibile. come il grigio che sembra un colore del cazzo, ma se usato insieme ad altri ha un suo perchè. non sto dicendo che è un brano del cazzo neh.

    creation riprende un ritmo un po’ più affannoso e le batterie sono più stizzose, il giro è particolarissimo e mi piace tanto – a tratti ci sono delle registrazioni ambientali che mi hanno fatto spaventare perchè credevo entrasse qualcuno in camera mia. particolari i suoni della tastiera stoppata, non so se mi spiego, quei bit che hanno le caratteristiche che più spesso appartengono alla batteria, piuttosto che alla melodia.

    ritorno ritorna a melodie più rilassate, una viola lontana si ripete malinconica mentre lentamente qualcosa cambia, nuove note si aggiungono sempre in secondo piano, emergendo con calma. senza neanche accorgersene ci si trova ormai lontanissimi dalla viola e in un punto molto bello dove solo la batteria principale e un synth con molto noise riescono comunque a mantenere la sensazione che c’è in tutto il disco. nonostante siano solo due elementi, riempiono bene lo spazio. finale in sospeso 🙂 ci sarà un seguito! 😀

  2. Rulleggia! Uno di quegli album che ti viene voglia di riascoltare per intero.. e infatti lo sto’ facendo.
    Tutti i pezzi sono curatissimi e sembrerebbe che nessuno dei pezzi e’ messo li per riempire. Tutte perle, anche se per gusti personali PER ORA le mie preferite sono hubble, plumbeon e creation

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